Verde e attiva: così la nuova edilizia salva le città dal caldo

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Elaborato grafico di progetto di Clarissa Carrero Carvajal, Lorenzo Demetri, Federica Favaro.

Elaborato grafico di progetto di Clarissa Carrero Carvajal, Lorenzo Demetri, Federica Favaro.

Pensavi che le città fossero il problema? In realtà possono anche essere la soluzione.

Parlando di crisi climatica e di ondate di calore – come quelle che hanno caratterizzato l’estate che ci lasciamo alle spalle, funestata anche da molte morti provocate direttamente o indirettamente dal caldo – si pensa alle città come il cuore incandescente del problema, luoghi dove le temperature torride sono intensificate dalla conformazione urbanistica e da materiali come cemento e asfalto.

Eppure le grandi città sono anche all’avanguardia delle soluzioni. È quello che sostiene un saggio recente uscito per Cambridge University Press (Local Greens - Cities and Twenty-first Century Environmental Problems). Le amministrazioni delle grandi città sono capaci di realizzare valide politiche di difesa dell’ambiente, in misura anche superiore a quelle condotte dagli Stati o dagli enti regionali: le grandi città hanno infatti forti incentivi ad affrontare i problemi ambientali, la cui risoluzione va principalmente a beneficio dei residenti locali, che se la città si organizza soffrono meno le conseguenze delle temperature elevate. E Torino non fa eccezione.

Politecnico e Città di Torino insieme contro il caldo
  
Al Politecnico di Torino si studiano strumenti di edilizia e urbanistica più sostenibili, non solo per ottenere città che resistono meglio alle ondate di calore, ma anche (e soprattutto) per risparmiare energia e ridurre le emissioni di gas serra.
Torino è una delle 100 città europee che hanno deciso di dotarsi di un piano di azione per la neutralità climatica. Questo dà luogo a una costante collaborazione tra l’Ateneo e la città, tra cui la consulenza prestata dal Politecnico al Comune per il Climate City Contract, nel cui contesto ha fornito la modellazione matematica e sviluppato un’innovativa piattaforma informatica dedicata.

Misurare il microclima per rendere la città più vivibile

A map of the city of San Francisco, California, with red lines indicating the location of the area. At the bottom of the image, there is text providing further information about the city.

Variazioni dell’indice di comfort PET (Physiological Equivalent Temperature) in diverse aree della città in una giornata e nelle ore più calde (simulazioni con software ENVI-met su dati ARPA)

Variazioni dell’indice di comfort PET (Physiological Equivalent Temperature) in diverse aree della città in una giornata e nelle ore più calde (simulazioni con software ENVI-met su dati ARPA)

Capire come cambia il clima da una strada all’altra significa capire anche come rendere la città più vivibile. Per questo il Dipartimento interateneo di Scienze, progetto e politiche del territorio (DIST), collabora con la Città di Torino per studiare e misurare il microclima urbano.

L’immagine con una scala di colori dal blu al viola racconta le differenze delle temperature e del comfort tra le diverse zone della città. La presenza di alberi e aree verdi, la vicinanza dei fiumi, il vento e la densità degli edifici possono infatti fare una grande differenza sul benessere che percepiamo negli spazi aperti.

Il DIST studia queste relazioni, con l’obiettivo di capire come progettare città più confortevoli e capaci di affrontare il caldo. Come spiega Riccardo Pollo, docente di Progettazione tecnologica e ambientale dell’architettura, conoscere il microclima può offrire indicazioni preziose per progettare meglio gli edifici e gli spazi che li circondano. Misurazioni e simulazioni aiutano a fare scelte più consapevoli: dalla quantità e qualità del verde ai materiali utilizzati per strade, facciate e tetti. Perché anche il modo in cui costruiamo e trasformiamo la città può contribuire al nostro benessere quotidiano.

La cittadinanza collabora con la ricerca

Anche la cittadinanza può contribuire a conoscere meglio e a prendersi cura della città in cui vive. È questo lo spirito di Interreg COMMONAIR, progetto europeo coordinato dal DIST del Politecnico, in collaborazione con la Città di Torino, che coinvolge gli abitanti del quartiere Barriera di Milano in un percorso di citizen science dedicato al microclima locale.
Grazie a due stazioni meteorologiche professionali e a più di dieci piccoli sensori di temperatura ospitati da associazioni e case private, il progetto raccoglie dati sul territorio, elaborati e validati anche con la collaborazione di Arpa Piemonte. Ai numeri si affianca l’esperienza diretta delle persone, basata su come percepiscono il caldo nei luoghi che vivono ogni giorno.
Queste informazioni permettono di individuare le zone più esposte alle ondate di calore, considerando anche il ruolo dell’ombra, delle aree verdi e degli alberi. Una volta al mese, volontari e ricercatori si incontrano alla Casa del Quartiere dei Bagni Pubblici di via Agliè per condividere osservazioni su questa mappa viva del microclima del quartiere. Insieme hanno scelto di chiamarsi, su proposta di un cittadino, “i Curiosi del Clima”.

Ottimizzare il consumo: quattro nuovi sistemi

Consumare al momento giusto

Oltre a ridurre la domanda energetica, è ossibile anche gestirla in modo più intelligente.

È il principio dell’Energy Demand Management: evitare che milioni di edifici richiedano contemporaneamente la massima quantità di energia – con il rischio molto concreto di blackout – e cercare invece di far coincidere, per quanto possibile, i consumi con i momenti in cui l’energia è più disponibile, meno costosa e prodotta con un minore impatto ambientale.

Un edificio, da questo punto di vista, può diventare esso stesso una forma di accumulo. Se, per esempio, in una determinata fascia oraria è disponibile molta energia rinnovabile, un sistema intelligente può raffrescare in anticipo un edificio dotato di una buona inerzia termica: quando la domanda sulla rete aumenta, l’impianto può essere spento o ridotto, sfruttando il “freddo” precedentemente accumulato nelle strutture.

A rendere possibile questa gestione contribuiscono i sistemi di controllo predittivo: grazie alla simulazione energetica dinamica e ai digital twin, è possibile prevedere il comportamento dell’edificio e anticiparne le necessità considerando variabili come le condizioni meteorologiche, il costo e la disponibilità dell’energia.

PCM: materiali che accumulano e rilasciano energia

Un ruolo molto importante può essere svolto dai materiali a cambiamento di fase, o PCM.

Il principio dei PCM è quello delle comuni “siberine”, i panetti raffreddanti usati nelle borse termiche quando si fa il pic-nic: durante il passaggio da solido a liquido, e viceversa, il materiale assorbe o rilascia energia, mantenendo una temperatura pressoché costante.

Integrati nei pavimenti, nelle pareti, nei controsoffitti o negli impianti, questi materiali, oggi sensibili a cambiamenti anche minimi di temperatura, possono trasformare parti dell’edificio in sistemi di accumulo termico. In una giornata primaverile molto soleggiata, per esempio, un pavimento contenente PCM può assorbire parte del calore solare che altrimenti surriscalderebbe la stanza.

Quando la temperatura esterna scende, il materiale, cambiando stato, restituisce gradualmente l’energia accumulata, ritardando la necessità di accendere il riscaldamento. Lo stesso principio può essere utilizzato per il raffrescamento estivo e, più in generale, per spostare i consumi energetici verso i momenti più favorevoli.

PECS: climatizzare le persone, non gli edifici

Se il condizionamento è un sistema utile a controllare la temperatura degli ambienti interni, l’altra faccia della medaglia è che scarica però il calore verso l’esterno. In questo modo, oltre a consumare molta energia, contribuisce a riscaldare ulteriormente le città. La soluzione non è spegnere i condizionatori, ma utilizzarli in maniera più intelligente.

Una delle prospettive più innovative riguarda un vero cambio di paradigma: invece di climatizzare interi ambienti, creare condizioni di comfort soltanto dove si trovano effettivamente le persone.

È il principio dei Personal Environmental Comfort Systems (PECS), sistemi di climatizzazione personale che possono assumere forme diverse: singole sedute riscaldate o raffrescate, piccoli dispositivi integrati nelle postazioni di lavoro, bocchette di ventilazione individuali (del tipo di quelle usate nelle auto) o superfici radianti localizzate.

In un grande open-space, invece di mantenere decine di metri cubi d’aria a una temperatura rigidamente controllata anche quando molte postazioni sono vuote, si potrebbe mantenere una condizione ambientale generale meno energivora e lasciare a ogni occupante la possibilità di regolare il proprio microclima (e così far cessare anche i litigi tra colleghi sull’aria condizionata).

Il vantaggio è duplice: ridurre l’energia utilizzata e aumentare il comfort individuale, superando l’idea che una sola temperatura possa essere ideale per tutti.

Anche il controllo dell’umidità può diventare più efficiente

Quando si parla di climatizzazione estiva si pensa soprattutto alla temperatura. Ma una quota molto significativa dell’energia utilizzata dagli impianti serve a controllare l’umidità dell’aria.

Una possibile soluzione arriva da nuovi materiali capaci di assorbire grandi quantità di vapore acqueo e di rilasciarlo successivamente.

Questi materiali possono essere utilizzati per realizzare, anche attraverso la stampa 3D, elementi e pannelli integrabili negli ambienti, gradevoli anche dal punto di vista estetico.

Il principio è ancora una volta quello dell’accumulo: durante le ore di utilizzo di un edificio il materiale contribuisce a mantenere sotto controllo l’umidità; successivamente può essere rigenerato, rilasciando all’esterno il vapore accumulato.

A diagram of a city with a wind turbine, solar panels, and a power plant, as well as buildings, a vehicle, and other objects. At the bottom of the image, there is text that reads "How to generate electricity in the city".
Two pictures of a building with a pole and wires in the foreground, and a reflection of the building and sky in the glass.

In alto Solidificazione del PCM: l'energia viene rilasciata all'esterno della stanza. In basso Assorbimento della radiazione solare. Fusione del PCM: l'energia viene intercettata e accumulata.

In alto Solidificazione del PCM: l'energia viene rilasciata all'esterno della stanza. In basso Assorbimento della radiazione solare. Fusione del PCM: l'energia viene intercettata e accumulata.

A diagram of a mixing system with a white background. At the bottom of the image, there is text that reads "PECS System and Mixing System". The diagram is composed of two diagrams, one labeled "Mixing System" and the other labeled "Back Ground Environment".

L'evoluzione del concetto: dal condizionamento uniforme (sistemi a miscelazione) dell'ambiente costruito al condizionamento locale, intensificato e personalizzabile del microambiente attorno al corpo umano (sistemi PECS).

L'evoluzione del concetto: dal condizionamento uniforme (sistemi a miscelazione) dell'ambiente costruito al condizionamento locale, intensificato e personalizzabile del microambiente attorno al corpo umano (sistemi PECS).

A poster with a diagram of a room with a lot of different types of furniture, including people sitting on chairs in front of a wall with a design and definition. The poster also contains text and images, providing further details about the design of the furniture.

Componenti murari in argilla stampati in 3D per il controllo passivo dell'umidità relativa interna e per l'accumulo igroscopico, con elevata superficie specifica.

Componenti murari in argilla stampati in 3D per il controllo passivo dell'umidità relativa interna e per l'accumulo igroscopico, con elevata superficie specifica.

Sistemi innovativi per aumentare l’efficienza degli edifici

A close up of a gold foil sheet on a black surface, which is likely a mattress protector. The sheet is made of a metallic foil material, giving it a sleek and modern look. The gold foil adds a luxurious touch to the mattress protector, making it stand out against the black background.

Reflective insulation

Reflective insulation

Consumare meno energia, utilizzarla nel momento giusto, ripensare edifici e impianti perché sappiano adattarsi alle condizioni esterne e alle reali esigenze di chi li abita, abbattendo gli sprechi. È su queste direzioni che si muove la ricerca del Politecnico nel campo della fisica dell’edificio, esplorando soluzioni che vanno dagli involucri dinamici ai sistemi di climatizzazione personalizzata.
Ne abbiamo parlato con Marco Perino, professore ordinario di Fisica tecnica ambientale al Dipartimento Energia “Galileo Ferraris” – DENERG e decano del gruppo di ricerca TEBE, Technology Energy Building Environment.

“L’energia più sostenibile è quella che non consumiamo”, esordisce. Il primo passo è quindi limitare il fabbisogno energetico dell’edificio. Nuove tecnologie e nuovi materiali oggi ci aiutano.

In inverno si tratta soprattutto di ridurre le dispersioni di calore attraverso un involucro ben isolato e sistemi efficienti di recupero energetico. In estate la questione è più complessa: bisogna impedire al calore esterno e alla radiazione solare di surriscaldare gli ambienti, ma anche ridurre il calore prodotto all’interno da illuminazione, computer e altre apparecchiature.

La ricerca lavora su involucri sempre più performanti. I nuovi materiali superisolanti, per esempio, consentono di raggiungere elevate prestazioni con spessori molto inferiori rispetto agli isolanti tradizionali.

Ma la frontiera più interessante è rappresentata dagli involucri dinamici e responsivi: come le facciate capaci di modificare il proprio comportamento in funzione delle condizioni ambientali e delle necessità dell’edificio. Una parete molto isolante, infatti, è utile quando bisogna impedire al calore di entrare o uscire. Ma può diventare uno svantaggio quando il calore prodotto all’interno deve essere disperso. Una facciata dinamica può invece diventare, a seconda delle necessità, più o meno “permeabile” agli scambi termici, usando la ventilazione, l’ombreggiatura, materiali con proprietà termofisiche particolari.

Conclude Perino: “Il filo conduttore di queste tecnologie è un nuovo modo di pensare la sostenibilità degli edifici: non più soltanto involucri passivi e impianti che reagiscono a un termostato, ma sistemi capaci di prevedere, accumulare, modulare e adattarsi. Edifici che dialogano via internet con la rete energetica, sfruttano le condizioni ambientali favorevoli e concentrano le risorse dove e quando servono davvero. La transizione verso edifici più sostenibili passa quindi certamente da tecnologie più efficienti, ma soprattutto da una gestione più intelligente: consumare meno, consumare nel momento migliore e utilizzare l’energia soltanto dove produce un beneficio reale”.

ACTRESS
la facciata “attrice” che sa cambiare ruolo

Come può un edificio imparare a reagire al clima, sfruttando sole, aria e calore invece di subirli? Da questa domanda nasce ACTRESS (ACTive, RESponsive and Solar), il prototipo di un modulo di facciata prefabbricato progettato dal Politecnico di Torino per rendere gli edifici più efficienti, adattivi e confortevoli. La sua caratteristica più innovativa è la capacità di modificare dinamicamente il proprio comportamento in base alle condizioni esterne. Così la facciata non è più soltanto un involucro che separa l’interno dall’esterno, ma diventa un sistema attivo: produce energia fotovoltaica, regola la ventilazione e l’ingresso della radiazione solare, migliora l’isolamento e accumula calore, con l’obiettivo di ridurre i consumi energetici senza rinunciare al benessere di chi vive gli spazi. In estate, ACTRESS lavora per proteggere l’edificio dal surriscaldamento. La cavità ventilata di cui è dotata aiuta a smaltire il calore e, allo stesso tempo, a raffreddare i pannelli fotovoltaici, migliorandone l’efficienza. I materiali a cambiamento di fase (PCM) assorbono parte del calore in eccesso, contribuendo a ridurre e posticipare la necessità di raffrescamento, mentre le schermature solari limitano l’ingresso diretto dei raggi del sole. Con l’arrivo dell’inverno, il sistema cambia strategia. Quando la radiazione solare è sufficiente, la cavità può sfruttare il calore del sole per preriscaldare l’aria destinata alla ventilazione. Di notte o nelle giornate nuvolose, invece, si chiude e crea un cuscinetto termico che aiuta a contenere le dispersioni.

POWERSKIN+
la parete che isola, produce e accumula energia

Il Politecnico di Torino è tra i protagonisti di POWERSKIN+, progetto europeo finanziato nell’ambito di Horizon 2020 e nato per ripensare la riqualificazione energetica degli edifici non residenziali. Al centro del progetto c’è una soluzione di facciata innovativa e integrata, capace di adattarsi a esigenze, tipologie di edificio e disponibilità economiche differenti. Prefabbricata e poco invasiva, combina isolamento avanzato, produzione e accumulo di energia per rendere gli edifici più efficienti e sostenibili, ma anche più confortevoli e capaci di rispondere alle condizioni ambientali. L’obiettivo è accompagnare gli edifici verso lo standard nZEB (Nearly Zero Energy Buildings) e, nella configurazione più avanzata, trasformarli in Plus Energy Buildings: edifici in grado di produrre più energia di quanta ne consumino.

Dal passato per il futuro:
gli straordinari vantaggi dei materiali di origine vegetale

Two men working on a machine in a barn, surrounded by dry grass and a wooden box. In the background, there is a wall, a door, and a window, suggesting that the men are in the process of building a woodworking project.

Photos: Damian Poffet, 2020

Photos: Damian Poffet, 2020

Al Politecnico si studiano sistemi di costruzione che guardano al passato per il futuro: benché poco presenti per il momento in Italia, edifici realizzati con criteri di questo tipo vengono già costruiti in Svizzera e in Germania, grazie a progetti cui il Politecnico di Torino collabora direttamente.

“Parlando di lotta al cambiamento climatico, in primo luogo, è importante non peggiorare le cose”, avverte Andrea Bocco, docente di Progettazione tecnologica e ambientale e direttore del DIST, Dipartimento interateneo di Scienze, progetto e politiche del territorio. “Se per realizzare un edificio adeguatamente coibentato si procede con tecniche e materiali molto energivori, che di conseguenza producono una quantità maggiore di emissioni di gas climalteranti, si rischia di peggiorare il bilancio complessivo: l’edificio consumerà meno energia durante la conduzione successiva, la cosiddetta energia operazionale, ma intanto c’è stato un maggiore dispendio di energia cosiddetta incorporata, cioè quella necessaria a costruirlo. E quindi sono state anticipatamente riversate in atmosfera quantità maggiori di gas a effetto serra, che peggiorano la situazione del clima”.

Provvedimenti, anche legislativi, che non tengano conto di questi aspetti rischiano di combinare disastri, peggiorando il clima con l’obiettivo di migliorarlo.

La soluzione: ripensare i materiali, guardando anche alle esperienze di architettura locale e popolare, e tornando a utilizzare ciò che gli umani hanno scelto alle origini, ovvero materiali di costruzione di origine vegetale. Si tratta quindi di legno, ma anche paglia pressata, sughero, canapa… che, trattati in modo opportuno, offrono vantaggi preziosi, che li rendono intrinsecamente più sostenibili.

  • In primo luogo, un materiale vegetale stocca naturalmente nella sua massa carbonio, che alla fine del ciclo di vita finisce naturalmente per disperdersi in atmosfera: utilizzarlo nell’edilizia significa prolungare la vita dei materiali e sequestrarlo per un periodo più prolungato (effetto “sink”).
  • I materiali di tipo vegetale, se utilizzati con le tecniche adatte, hanno una buona capacità isolante; funzionano bene per evitare la dispersione di calore durante l’inverno, ma associati con materiali più pesanti isolano anche dal calore estivo: nuovi prodotti e tecniche costruttive per esempio riprendono in forme contemporanee il principio antico di associare fibre vegetali e terra cruda, per creare una massa isolante, efficace anche contro il caldo.
  • Sostituire con materiali vegetali i materiali usati tradizionalmente in edilizia, come cemento o polistirene, implica un ulteriore risparmio di emissioni, perché i materiali vegetali nel loro ciclo di produzione producono meno emissioni di gas climalteranti.

Edifici con struttura in legno possono arrivare a 25 piani; perfino in Giappone, dove la normativa antisismica è particolarmente stringente, si è giunti a realizzare edifici di 14 piani.

Certo, le difficoltà non mancano, e questo è il motivo per cui l’introduzione di tecniche di questo tipo è lenta nel nostro paese. Come spiega Bocco: “Si tratta di tecniche nuove, che devono non solo diffondersi, ma possono essere ostacolate dalla normativa, dai costi, anche da una certa diffidenza culturale… alla fine nella favola dei tre porcellini la casetta di paglia e quella di legno non sono quelle vincenti… eppure i conti tornano, eccome. Con i colleghi del Politecnico di Zurigo abbiamo dimostrato che addirittura si può realizzare un edificio negativo dal punto di vista del carbonio, cioè che ne trattiene all'interno della sua massa – grazie alla struttura e all’isolamento – più di quanto non ne emetterà nel corso della sua vita”.

Ma non c’è soltanto il materiale vegetale edilizio. Un altro aiuto prezioso contro il calore proviene dal materiale vegetale vivente, vale a dire gli alberi: nel suo corso di progettazione ambientale urbana, Bocco porta studenti e studentesse a lavorare sui quartieri torinesi Aurora e Barriera di Milano, con l'obiettivo di aumentare il più possibile la vegetazione. Gli studi vengono donati al Comune e sono già stati oggetto di due mostre all'Urban Lab. Il risultato più chiaro, dice Bocco, è che gli interventi con il maggiore impatto sull'isola di calore sono le piantumazioni di alberi di grandi dimensioni.

Elaborato grafico di progetto di Matteo Arcangeli, Francesco Bellini, Nicolò Callegari, Vittoria Loschi

Elaborato grafico di progetto di Matteo Arcangeli, Francesco Bellini, Nicolò Callegari, Vittoria Loschi

Elaborato grafico di progetto di Matteo Arcangeli, Francesco Bellini, Nicolò Callegari, Vittoria Loschi

Elaborato grafico di progetto di Matteo Arcangeli, Francesco Bellini, Nicolò Callegari, Vittoria Loschi

A person walking down a sidewalk next to a tall building, with a white background. The person is wearing a white shirt and blue jeans, and has their arms outstretched as if they are walking. The building is tall and has a few windows, and the sidewalk is lined with trees and shrubs., image

Elaborato grafico di progetto di Matteo Arcangeli, Francesco Bellini, Nicolò Callegari, Vittoria Loschi

Elaborato grafico di progetto di Matteo Arcangeli, Francesco Bellini, Nicolò Callegari, Vittoria Loschi

“Bisogna avere un po' di coraggio, anche dal punto di vista politico, perché piantare alberi per esempio sottrae spazio per i parcheggi, ma oggi come oggi è un intervento di chiarissimo vantaggio”.

Andrea Bocco

A man walking down a sidewalk next to a tall building, with a group of trees in the background. The trees are a deep blue color, and the building is a light gray color. The man is wearing a white shirt and blue jeans, and his hair is blowing in the wind., image

Elaborato grafico di progetto di Matteo Arcangeli, Francesco Bellini, Nicolò Callegari, Vittoria Loschi

Elaborato grafico di progetto di Matteo Arcangeli, Francesco Bellini, Nicolò Callegari, Vittoria Loschi

Del resto, le città si muovono in questo senso: una ricerca pubblicata su Nature – Communications Hearth & Environment ha verificato che le città di tutto il mondo stanno ampliando gli spazi verdi, inclusi parchi, foreste urbane e prati; tra il 2000 e il 2020 circa il 90% delle città ha registrato un andamento in aumento della copertura arborea, mentre il 49% ha mostrato una crescita della vegetazione non arborea.

Non solo alberi: il ruolo
delle pareti e dei tetti verdi

A building with a green roof on top of it, surrounded by wooden planters filled with plants. In the background, there are trees and a clear blue sky.

Di nuovi sistemi per integrare la vegetazione negli edifici e combattere l’effetto isola di calore ci ha parlato Roberto Giordano, docente di Progettazione tecnologica dell’architettura e dell’ambiente.

Spiega Giordano: “La città non ha più tempo di raffreddarsi come avviene in ambiente rurale: abbiamo un continuo stato di accumulo del calore e un rilascio da parte delle superfici urbane che, combinato a un’alta umidità, ci porta a temperature percepite molto superiori a quelle di comfort. Uno dei principali ostacoli al raffrescamento è l'asfalto. Questo materiale scuro agisce come una spugna termica, assorbendo la radiazione solare per poi rilasciarla lentamente sotto forma di calore sensibile, componente principale dell’effetto di surriscaldamento”.

La differenza rispetto alla vegetazione è radicale, perché il verde si comporta proprio in modo opposto: se l'asfalto accumula energia e la restituisce scaldando l'aria circostante, la vegetazione, invece, oltre a fare ombra, utilizza una parte della radiazione solare che assorbe per alimentare i processi di evapotraspirazione, trasferendo energia sotto forma di calore latente. Attraverso l'evapotraspirazione, infatti, le piante utilizzano l'energia del sole per trasformare l'acqua in vapore: un processo che assorbe energia, rinfrescando attivamente l'ambiente circostante

La città, ovviamente, non può essere demolita. Ma può essere progressivamente trasformata.
I due aspetti su cui lavorare sono la riduzione della componente del calore sensibile e l'aumento della componente del calore latente: in pratica ridurre l’asfalto e aumentare la vegetazione.
Creare quanto più possibile boschi urbani, ripensando anche la mobilità per lasciare spazio agli alberi, è la soluzione migliore, ma anche la più radicale; può essere affiancata da altri interventi, più semplici da integrare nelle strutture esistenti.

Depavimentazione. Non si tratta solo di rimuovere l’asfalto in favore della vegetazione. Per ottenere superfici drenanti e porose, si possono utilizzare anche materiali innovativi, progettati per riflettere maggiormente la radiazione solare e ridurre l’accumulo di calore. In alcuni casi, la loro struttura porosa favorisce inoltre l’infiltrazione e l’evaporazione dell’acqua, contribuendo al raffrescamento delle superfici: diciamo che, in un certo senso, consente alla superficie urbana di respirare. Un esempio è l'intervento realizzato dal Politecnico presso il Castello del Valentino, dove pavimentazioni chiare e porose riducono significativamente l'accumulo termico rispetto all'asfalto standard.

Rain gardens (Giardini della pioggia). Si tratta di aree ottenute mediante interventi di scavo e sistemazione a verde, costituite da diversi strati con funzioni specifiche: la ghiaia, che favorisce il drenaggio; il tessuto non tessuto, che filtra l’acqua; il terreno, che intercetta l’acqua e contribuisce alla rimozione delle sostanze inquinanti; infine, la vegetazione arbustiva e/o arborea. Hanno un doppio effetto contro due temibili conseguenze della crisi climatica: le ondate di calore e le precipitazioni violente. Se la vegetazione esercita il già citato effetto rinfrescante, i giardini della pioggia, durante le cosiddette bombe d’acqua, intercettano il deflusso delle acque meteoriche, alleggerendo la portata d’acqua destinata alle fognature e contribuendo a ridurre il rischio di allagamenti.

Tetti verdi. I tetti possono essere protetti dal calore attraverso il ricorso a coperture vegetali innovative di tipo innovativo. Possiamo distinguerne due tipi:

  • i tetti estensivi: hanno spessori ridotti, che consentono loro di estendersi su una superficie senza aumentare significativamente il peso della copertura, quindi si adattano anche alle coperture già esistenti, anche di lieve pendenza;
  • i tetti intensivi: hanno spessore significativo, arriviamo in alcuni casi anche a 1,30 m di profondità: la soluzione deve essere pensata e integrata sin da subito in fase di progetto, perché bisogna tenere conto del sovraccarico dovuto alla presenza della terra. È necessario predisporre anche un impianto di irrigazione, in genere automatico. Un esempio ne è il celebre Bosco Verticale di Milano o il 25 Verde di Torino, in entrambi i casi con dimostrati effetti di abbassamento della temperatura circostante.

Le facciate verdi. Come per i tetti le facciate verdi, o vegetate, possono essere di due tipi:

  • facciate con rampicanti e decombenti: la vegetazione si appoggia alla facciata ma cresce in piena terra o in vasi disposti in posizioni strategiche per garantire un effetto tappezzante.
  • Living Wall Systems: la vegetazione cresce direttamente sulla facciata diventandone parte integrante.

Il Politecnico ha condotto numerose ricerche sulla progettazione di soluzioni verdi per l’ambiente urbano e per gli edifici. Tra i numerosi progetti, vale la pena ricordare GRE_EN_S (GREen ENvelope System), che ha previsto progettazione, realizzazione, monitoraggio e brevettazione di un Living Wall System modulare, leggero e a basso impatto ambientale, grazie all'impiego di materiali naturali o riciclati nella sua produzione.

Nel corso dei 36 mesi di attività e attraverso una serie di installazioni in diversi contesti di esposizione e microclima, il sistema GRE_EN_S ha evidenziato una significativa riduzione delle temperature superficiali nel periodo estivo, con conseguenti riduzioni delle temperature interne. Il monitoraggio, condotto con il Dipartimento di Energia, in un edificio dimostratore realizzato all'Environment Park, confrontando il Living Wall System GRE_EN_S con una facciata tradizionale isolata a cappotto, ha mostrato riduzioni della temperatura interna fino a 3-4 °C.

Un punto di forza del Living Wall System modulare è il ridotto spessore, unito alla facilità di assemblaggio, che lo rende assimilabile a una facciata ventilata tradizionale, installata mediante un sistema di montanti e traversi in alluminio. Anche il sistema di irrigazione a goccia è stato progettato secondo la stessa logica di semplicità e integrazione costruttiva.

A building with a green wall in front of it, illuminated by lights and surrounded by grass. The building has windows, railings, and a door, and there is text on the wall. The sky is visible in the background.

Conclude Giordano: “Questo è il punto cruciale: il verde costituisce una soluzione in grado di competere con i migliori sistemi di isolamento convezionali”. Esempi concreti seguiti dal Politecnico, come Casa Capriolo (all'angolo tra via Arsenale e via Alfieri a Torino), dimostrano che queste tecnologie sono già realtà”.

Le tecnologie sono già tra noi, ma perché abbiano un impatto positivo sull’ambiente costruito si devono trasformare in un prodotto con requisiti di prestazioni, integrabilità e durabilità. Accompagnare e guidare l’industria in questo passaggio di scala è anche un compito dell’università.

Fabio Favoino e Stefano Fantucci, professori associati PoliTO (con il contributo dei progetti: Powerskin+ | Iclimabuilt | MIRABLE | REGROWTH)

Fabio Favoino e Stefano Fantucci, professori associati PoliTO (con il contributo dei progetti: Powerskin+ | Iclimabuilt | MIRABLE | REGROWTH)